Sogno un Sanremo condotto da una donna

15 Feb

Mina cante "Le mille bolle blu" a Sanremo 1961

Sogno un Sanremo condotto da una donna. Che sia brava come Morandi, che magari abbia qualche competenza musicale, cioè non chiedo proprio che sia una cantante come lui, ma qualcosa. Anche la Clerici del 2010, volendo, mi poteva andare bene, se solo  quelle mise da principessa delle feste non mi avessero fatto cambiare canale tutte le volte. Ma anche la Clerici, che dentro a una cucina è perfetta, in altri contesti fatica ad avere lo stesso impatto che con un grembiule a quadratini.

Sogno un Sanremo senza vallette. Che sono il retagio di quella che dovrebbe essere un’altra epoca e un’altra televisione. Che non dovrebbero esistere in un contesto che ha la pretesa di essere culturale. Insomma, il Festival della canzone italiana dovrebbe essere una cosa seria, Belen va bene all’isola dei famosi e a Colorado cafè, ma all’Ariston ci dovrebbe essere qualcun’altro.

Sogno un Sanremo dove, se proprio ci devono essere delle vallette, che almeno sappiano pronunciare correttamente la parola “orchestra” e che non sbaglino, con un sorriso, un nome sì e l’altro pure. Già parlano poco, se poi quando parlano sbagliano perchè non conoscono la lingua italiana siamo a cavallo: e passa tranquillamente l’idea che “pazienza che non sa parlare, è così carina che non gli serve”; nemmeno se sta presentando Sanremo.

Sogno un Sanremo che mi faccia sentire una canzone non dico bella ma orecchiabile, una che, per dire, il giorno dopo mi possa restare in testa per qualche motivo diverso da “l’anafora nel ritornello era tremenda”. Ogni tanto quando guardo le trasmissioni che ripropongono i vecchi spezzoni Rai, e mi capita di vederne (molti) tratti dai vari festival sanremesi, spesso riconosco canzoni che si cantano tutt’ora. Anche se ai tempi di quando sono uscite non ero nata. Eppure faccio fatica a ricordarmi i testi dei vincitori degli ultimi anni.

Scusate, ma io non riesco a guardare Sanremo così com’è fatto oggi: non mi viene da salvare proprio nulla, se non le incursioni di Benigni o di qualche altro, e una edizione (unica) con le belle e brave Autieri e Gerini. La figura del conduttore circondato da vallette semimute pescate dai calendari, le canzoni tutte uguali, una comicità demenziale (i soliti idioti – come ha detto anche recentemente Carlo Verdone – fanno tutto fuorchè comicità) e le liste degli “esordienti” foraggiate dagli show di Maria De Filippi davvero non le condivido. E anche se domani tutti tranne me parleranno di ogni frame trasmesso, io cambio canale. 

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