Twitter: nuova frontiera dell’informazione

21 Apr
Twitter: nuova frontiera dell'informazione

Twitter: nuova frontiera dell’informazione

Come vi avevo promesso il giorno successivo alla mia laurea, eccovi l’abstract della mia tesi in Giornalismo Politico, Twitter: nuova frontiera dell’informazione. La tesi ora è diventata un ebook, disponibile su Amazon.

La grande penetrazione che Twitter sta avendo nel mondo del giornalismo ma soprattutto le molteplici situazioni in cui questa piattaforma si è rivelata uno strumento validissimo per veicolare l’informazione in generale, e ancor meglio quella politica, sono i punti di partenza da cui la mia ricerca si muove. Il fatto che, con il passare del tempo, gli utenti abbiano sempre di più – e in maniera del tutto spontanea – collegato la piattaforma di social network a un settore come l’informazione pubblica, è già di per sé un elemento che anticipa la profonda differenza di Twitter rispetto ad altre, anche molto più diffuse, piattaforme sociali.

La diffusione del cosiddetto “web 2.0”, costituito da piattaforme che promuovono la partecipazione diretta degli utenti, che possono non solo fruire dei contenuti ma anche rieditare e distribuire contenuti, in un processo che cambia la verticalità delle precedenti modalità di comunicazione, ha costituito una rivoluzione in campo editoriale. Grazie alla diffusione di tecnologie che abilitano l’utente a creare contenuti e a condividerli in tempo reale anche in mobilità, tutti hanno potenzialmente gli strumenti per diffondere contenuti ed incidere sull’opinione pubblica, sulla politica e sull’economia. Questo è l’ambiente che ospita Twitter, che più che social network, ha dimostrato di essere un vero “information network”, ovvero una piattaforma per la diffusione delle informazioni. La comunicazione abilitata su Twitter abbatte le barriere tra cittadini, personaggi influenti e istituzioni, è una “piazza” pubblica: la tipologia di relazioni che si coltivano non sono di ordine “sociale” ma sono basate sugli interessi, sulle competenze, su quanto ci possono essere utili gli aggiornamenti che un utente pubblica. I seguaci su Twitter non sono (solo) gli amici del liceo ma sono persone che reputano le nostre condivisioni interessanti e degne di nota: il processo di costruzione della rete di follower è di ordine “meritocratico”, cioè basato su quanto interesse riusciamo a suscitare, e quindi è più difficile e lento rispetto agli altri social network, rendendo Twitter un social “di nicchia”. Ultimamente, però, la piattaforma sta registrando in Italia una grande crescita, grazie anche all’adozione di questo mezzo da un grande numero di professionisti dell’informazione.

Il giornalista trova in Twitter uno strumento valido per rivedere le funzioni della sua professione e adattarle alle esigenze che il nuovo ambiente comunicativo esplicita. Su Twitter ci sono molti non professionisti e citizen journalist che hanno la capacità di fare informazione e di impiegare la tecnologia come mezzo per produrre valore civico. L’opportunità che si apre ai professionisti è quella di interagire con queste persone per definire le nuove funzioni che la professione giornalistica riveste in un ambiente partecipativo. La diffusione dei contenuti generati dai citizen journalist non segnerà la fine del giornalismo professionale ma imporrà ad esso un cambiamento, richiedendo di amplificare il livello di ascolto. Twitter è lo strumento ideale non solo per diffondere il frutto della propria attività giornalistica ma anche per svolgere un lavoro di ricerca e verifica delle fonti. Ed anche di selezione: la piattaforma può fungere da filtro, per contrastare quello che viene additato come il problema principale del web, cioè l’eccesso di informazione, l’information overload. Su Twitter si possono filtrare le fonti attendibili e ascoltare anche voci “outsider”, cioè che non sono le grandi testate ma persone che comunque possono dare testimonianze preziose. Il giornalismo su Twitter è quindi un servizio di selezione e trasmissione immediata delle notizie. Anche l’informazione politica trova un ottimo canale di distribuzione: il ruolo che i social media, e Twitter in particolare, hanno rivestito durante le rivoluzioni nordafricane è stato fondamentale. Si può essere più o meno d’accordo sul fatto che i social media abbiano innescato o favorito le rivoluzioni ma è indubbio il fatto che gli attivisti li abbiano utilizzati abbondantemente non solo per comunicare tra loro ma anche per far arrivare le notizie all’estero. Talvolta Twitter è stato l’unico mezzo che permettesse di scavalcare le censure e diffondere l’informazione. Una comunicazione “orizzontale”, come quella abilitata da Twitter, esige dai politici molta più attenzione nel relazionarsi con i cittadini. Anche i politici devono, come i giornalisti, capire il cambiamento delle dinamiche della comunicazione ai tempi della rete 2.0, altrimenti verranno semplicemente lasciati indietro. Twitter è una piattaforma perfetta come luogo di aggregazione tra citizen journalist, giornalisti e politici: permette di mettere in relazione le persone ma soprattutto abilita la trasmissione dell’informazione in tempo reale con un potenziale di diffusione enorme, ed è proprio per questo che è una nuova frontiera dell’informazione, uno strumento indispensabile per i giornalisti professionisti, i quali hanno la possibilità non solo di diffondere il proprio lavoro ma anche di migliorarlo, trovando e verificando fonti, interagendo con i lettori e con i “dilettanti” che, attraverso la partecipazione, contribuiscono al processo di costruzione dell’informazione.


I cinque capitoli

Ho strutturato la mia ricerca in cinque capitoli che, partendo dalla storia e dalla nascita di Twitter, ambiscono a mostrare come questa piattaforma sia passata dallo stato di semplice mezzo di comunicazione tra amici e familiari, quindi da “social network” classico, allo stato di “information network”. Il primo capitolo presenta la piattaforma in termini storici e statistici, quindi raccontando come nasce, che percentuale di crescita ha avuto nel mondo e in Italia, da chi viene usata oggi e come questi utenti traggono valore dall’utilizzo di Twitter. Il secondo capitolo si focalizza sulle caratteristiche tecniche della piattaforma e sui termini chiave. Nel terzo capitolo si conduce un parallelo tra Twitter e Facebook, il social network più diffuso su scala mondiale. Nel capitolo sono presenti anche degli studi sulla diffusione dell’attività di social networking nel mondo che dimostrano come questa attività online sia diventata sempre più pervasiva all’interno della società. Il quarto e il quinto capitolo entrano nel vivo dell’analisi, cercando di illustrare come il giornalismo e i giornalisti siano approdati su Twitter e come la piattaforma sia particolarmente utile anche per il settore dell’informazione politica. Il quarto capitolo traccia un po’ il passaggio dal giornalismo tradizionale (quindi quello della carta stampata) al giornalismo sul web e, in seguito, a un tipo di giornalismo definito “partecipativo” in quanto risultante non solo dell’azione dei professionisti dell’informazione ma anche della partecipazione di citizen journalist, blogger e cittadini che non fanno i giornalisti di professione. Nel capitolo sono presenti anche delle analisi di quali sono i giornalisti più seguiti su Twitter e soprattutto qual è il loro grado di interazione con i seguaci, e il loro livello di attivismo sulla piattaforma. Il quinto e ultimo capitolo arriva al cuore della ricerca, ovvero la politica: come si innesta la comunicazione politica su una piattaforma come Twitter? Che ruolo ha una piattaforma come questa nel frangente di una rivoluzione? Qual è il livello di interesse che i politici mostrano verso un social media che promuove interazione e conversazione? A queste domande si è cercato di rispondere nel corso dei paragrafi.

Ringraziamenti

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