Conversazione con Iris Van Herpen: per creare ho bisogno del caos

24 Apr
Iris van Herpen. Credit ph: howcool.it

Iris van Herpen. Credit ph: howcool.it

Il 19 aprile Iris Van Herpen è stata ospite del “Talkin’ IED” presso il museo MAXXI B.A.S.E. di Roma, dove ha svelato alla platea di fan accorsi numerosi (in sala solo posti in piedi e fuori dalla porta) alcuni aspetti della sua creatività.

Il nome delle collezioni.

“Il nome delle collezioni è l’ultima cosa di cui mi occupo, è molto difficile sceglierlo. La collezione “Escape” identificava proprio l’idea di fuggire dalla realtà, cosa che tuttavia non è sempre positiva: molte persone oggi lo fanno attraverso i mezzi digitali, ad esempio, e trovo eccessivo e deprimente l’attaccamento di alcuni verso questi mondi digitali completamente staccati dalla realtà. Riguardo alle altre collezioni in genere cerco di trasmettere equilibrio, intuizione e pensiero, ma anche contrapposizione, come ad esempio quella tra animali ed esseri umani”.

L’ispirazione

“L’ispirazione viene dal design, dall’arte e dai materiali. All’inizio il corpo aveva una grande importanza ma non ho mai cominciato a creare un abito pensando alla donna che lo indosserà. Non ho “icone” a cui mi ispiro quando disegno, preferisco sperimentare con i materiali. Penso che se il vestito è buono esiste comunque una donna che lo indosserà. Le cose su cui mi concentro sono l’architettura del prototipo e l’interpretazione dei materiali: chi indosserà il vestito si troverà in seguito. Non ricerco una concettualizzazione visiva, tendo a non visualizzare troppo le mie idee negli abiti. Più che altro lavoro sull’atmosfera, ho in testa una certa atmosfera e cerco di ricrearla. Ho letteralmente bisogno del caos per produrre, se sono troppo strutturata mi perdo e questo mi terrorizza“.

I materiali

“Spesso finisco per utilizzare materiali diversi da quelli a cui avevo pensato all’inizio. Faccio moltissimi esperimenti, l’ottanta per cento dei quali viene letteralmente buttato. Talvolta penso a un materiale ma poi mi accorgo che il risultato finale non è quello che volevo e quindi finisco per utilizzarne un altro completamente diverso“.

Gli abiti hanno vita propria

“In genere i fotografi sono molto critici e quindi per me è più facile non lavorarci. Questo anche perché penso che i miei abiti debbano avere una “vita propria” una volta creati, è bene che le mie creazioni facciano un percorso indipendente da me. È giusto che un abito vada nelle mostre, venga fotografato e faccia un percorso indipendente da quella che era la mia idea iniziale”.

Iris van Herpen

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