Il business della moda lo fanno i “travellers” (conosciuti come turisti)

4 Mag
Michele Norsa

Michele Norsa

L’altra settimana, quando ho incontrato Nicola Anzivino di Pricewaterhousecoopers ai seminari dei professionisti della moda della Sapienza, sono rimasta colpita da una sua affermazione: “Per Prada i travellers costituiscono circa il 50% delle vendite in Europa e negli Usa”. Ora, che uno quando viaggia spende, si sa, ma io pensavo più ai souvenir piuttosto che a borse Fairy Bag Prada. Ieri, quando è stata la volta del seminario tenuto da Michele Norsa, Ceo e direttore generale di Salvatore Ferragamo, ho risentito praticamente la stessa frase. “I viaggiatori sono i motori della crescita – ha detto Norsa – Nel 2011 ci sono stati circa un miliardo di viaggiatori, 70 milioni solo i cinesi: i travellers asiatici disegnano una nuova ‘geografia’ del lusso, dove non ci sono solo le città classiche del turismo ma anche nuovi hub, nuovi centri: come le città che hanno sdoganato il gioco d’azzardo oppure quelle con grandi aeroporti che facilitano il passaggio di milioni di viaggiatori”.

Gli aeroporti. Chi l’avrebbe mai detto che un gigante del lusso come Salvatore Ferragamo invece di pensare ai corsi più prestigiosi delle capitali mondiali, va a guardare quali sono le città con l’aeroporto più funzionale. E invece Norsa proietta  una slide in cui si legge che gli aeroporti sono le nuove “Shopping Cathedrals”, le cattedrali delle spese folli. Già, perchè qua non è di cartoline o profumi da duty free che si parla ma di un’azienda che produce lusso. E città come Francoforte o Dubai diventano punti fermi delle vendite proprio grazie ai loro terminal che fanno da snodo per moltissimi voli, verso l’America o verso l’Asia. “I negozi degli aeroporti intimidiscono di meno rispetto a quelli delle grandi città dello shopping. Nell’aeroporto c’è un rito, una tendenza a comprare oggetti da portare in regalo ma anche per sè stessi“. E a quanto pare i terminal dove si aspetta il proprio volo hanno un bacino di potenziali compratori in aumento: “Il traffico dei viaggiatori è in continuo aumento, parliamo di un incremento annuo di centinaia di persone”. Effettivamente non avevo mai pensato al viaggio in questi termini, perchè in Italia spesso si parla di turismo ma i “travellers” veri e propri sono anche persone che si spostano per motivi lavorativi e che comunque si trovano a “sostare” nei gates aeroportuali e diventare clienti.

Vale anche per il nostro paese? Non proprio: “In Italia la debolezza delle compagnie aeree si fa sentire da questo punto di vista – sottolinea Norsa – ci sono centinaia di cinesi che passano per altri aeroporti ed oltrepassano il confine italiano in bus”. E quindi non spendono, facendo perdere alle aziende italiane opportunità preziose visto che “i viaggiatori hanno la propensione a spendere, l’hanno messo in conto all’inizio del viaggio”. Forse è anche per questo che Salvatore Ferragamo mentre vende e stravende lusso made in Italy a russi e asiatici, in Italia fa solo il 10% del fatturato, “la cui metà è venduta a travellers che non sono italiani“.

Michele Norsa

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I viaggiatori come motori di crescita

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Il lusso nel travel retail

 

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