Back in Norway!

23 Mag

Quartiere di Grünerløkka, Oslo

Eccomi qui: scusate l’assenza di questi giorni, sono stata in Norvegia.

È difficile da spiegare ma di un paese ci si innamora proprio come di una persona. E dopo qualche tempo di lontananza si sente il bisogno impellente di tornare, di respirare quell’aria, parlare con quella gente. Io, dopo averci vissuto lo scorso anno diversi mesi, mi sono innamorata della Norvegia. E così, nella settimana del 17 maggio, festa nazionale per la firma della Costituzione, stanca di incantarmi davanti al poster della veduta sul fiordo che ho in camera e altrettanto stufa di star sempre lì a far paragoni con l’Italia (lo so, di questi tempi l’esterofilia è noiosa e nemmeno tanto più originale ma uno non lo fa mica apposta) ho deciso che era il momento di tornare.

Sono tornata all’Università di Oslo ed oltre a scoprire che ha creato un servizio di supporto psicologico in seguito alla strage di Utøya chiamato “Qualcuno con cui parlare” ho anche visto che, essendo periodo di esami, avevano provveduto a innalzare degli striscioni con su scritto “Buona fortuna per l’esame” (Lykke til på examen). Una cosa che può sembrare pittoresca ma la verità è che in Norvegia quando fai un esame (sempre scritto e in forma anonima, in modo che chi te lo corregge non è fuorviato dal tuo sesso, dal tuo cognome altisonante o dalla lunghezza della gonna, per esempio) è d’uso che il prof ti auguri buona fortuna mentre ti consegna il testo. Ammetto che anche questo contribuì  al mio innamoramento  (oltre che, ovviamente, tutto l’intero sistema di formazione norvegese. Perchè facendo i dovuti confronti con la Sapienza, il divario è siderale).

Sono tornata al centro di Oslo e mi sono ricordata come tante cose che nella mia vita quotidiana romana mi sono abituata a considerare “normali” come, chessò, rischiare che qualcuno ti investa anche se sei sulle strisce pedonali, trascorrere un’0ra solo a cercare un parcheggio che non sia necessariamente su un marciapiede o in bilico su un lampione, stressarsi per il traffico o perchè l’autobus non arriva nemmeno a morire, in Norvegia non lo sono affatto. La normalità qui è tutt’altro paio di maniche, anche se, vista da un italiano, sembra più un film. Ma la verità è che noi ci siamo abituati a considerare “normale” una qualità di vita scadente ed abitudini sociali che una società moderna e civilizzata dovrebbe semplicemente aborrire.

Infine ho preso la metro e sono andata nella natura (quella vera. E, sì, basta prendere semplicemente la metro per raggiungere, ad esempio, il lago da cui proviene l’acqua dei rubinetti di Oslo, una foresta abitata dagli alci e le piste da sci che ad anni alterni fanno da sfondo ai campionati mondiali di sci nordico o di snowboard). Passeggiando nella foresta mi sono anche ricordata che esiste un silenzio profondo e pieno di vita (gli uccelli, il vento, l’acqua) che mi ha fatto battere il cuore. Evvabbè, vi sembrerò uscita da un romanzo per educande ma ve l’ho detto all’inizio, è difficile da spiegare, e quando uno si innamora non c’è niente da fare.

Università di Oslo. “Buona fortuna per l’esame”

Oslo

2 Risposte to “Back in Norway!”

  1. Federico DeV maggio 23, 2012 a 11:01 #

    Quanto ti capisco…provo gli stessi sentimenti per la Finlandia…le tue parole mi hanno fatto venire una nostalgia inenarrabile…ci torneró prima o poi, me lo prometto!

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