Feste della Repubblica a confronto

30 Mag

17 maggio, Oslo

Poi dice che uno vuole andare a vivere in Norvegia (ok, chi mi conosce sospirerà: rieccoci.). In questi giorni c’è un gran parlare della Festa della Repubblica del 2 giugno: se fare la parata, non farla per destinare i soldi alle popolazioni terremotate, se mantenere le manifestazioni previste. Oggi pomeriggio Cgil, Cils e Uil, in una conferenza stampa congiunta, hanno fatto sapere che rimanderanno il loro sciopero, e il 2 giugno i leader dei sindacati si recheranno, invece, in Emilia. Susanna Camusso, che oggi indossava una bella maglia fiorata color arancio (anche se sono finita, non so bene come, in una redazione economica, la mia fissazione per la moda devia sempre le mie attenzioni) ha detto che la Cgil aveva scelto di manifestare il 2 giugno “per ricordare che il primo articolo della nostra costituzione recita che siamo una Repubblica fondata sul lavoro e quindi la nostra protesta da qui doveva partire” ma poi gli eventi gravi del terremoto in Emilia hanno sparigliato le carte. Non quelle della parata militare, comunque, che mentre scrivo è ancora in programma con tutti i carri (armati) e tutte le marce (militari) dell’occasione. E restano comunque in ballo le altre manifestazioni previste a Roma, quella a sostegno dei Marò e quella per l’attuazione del risultato referendario per mantenere pubblica l’acqua.

Due settimane fa mi trovavo in Norvegia per la festa della Costituzione, il 17 maggio, cioè la nostra festa della Repubblica (noi il 2 giugno 1946 abbiamo scelto la Repubblica invece della monarchia, loro il 17 maggio 1814 firmavano la Costituzione rendendosi indipendenti rispetto alla Danimarca). Lì la parata mattutina della capitale consiste in una sfilata di bambini e bande scolastiche. Per circa tre ore tutte le scuole e gli asili di Oslo sfilano nel corso principale fino a giungere sotto (ma proprio sotto) la finestra del re, dove la famiglia reale, per circa tre ore, resta in piedi con mano alzata a fare ciao-ciao. Tutte le donne vestono gli abiti tradizionali norvegesi, eleganti e ricamati, tutti portano in giro una piccola bandiera da sventolare, gli uomini e i ragazzi (anche i teenagers) vestono completi eleganti con una coccarda con i colori norvegesi appuntata sul petto. L’anno scorso ho assistito per la prima volta alla festa del 17 maggio  e, restando semplicemente scioccata dalla bellezza delle celebrazioni, ho deciso che sarei ritornata tutti gli anni in quel periodo, se non altro per avere una iniezione di felicità, perchè il 17 maggio tutti sono felici, tutti cantano l’inno nazionale nelle case, vestono l’abito tradizionale della nonna, preparano cibi speciali. Nella parata non sfilano le forze armate e l’esercito ma bambini che hanno preparato una canzone da strimpellare quando arriveranno sotto la finestra del re.

Nessuno si sognerebbe mai di utilizzare questo giorno speciale per fare delle manifestazioni politiche (anche se sono spinte da giusta causa), per protestare, per fare qualcosa che non sia semplicemente festeggiare il proprio paese con un sano patriottismo. Un mio amico italiano mi ha ribattutto: “Eh, ma poi li abbiamo visti i risultati di tutto questo nazionalismo” (riferendosi agli eventi tragici del 22 luglio scorso). Una conclusione che non potrebbe essere più sbagliata, per due ragioni: la prima è che non si può prendere un’eccezione e farne la regola. Altrimenti a noi italiani potrebbero chiamarci terroristi, visto che c’è stata, per dire, la strage di Piazza Fontana, mafiosi, visti gli attentati ai magistrati, fascisti visto tutto il resto. La seconda ragione è che la strage di Oslo e Utøya non ha minimamente cambiato la società norvegese. Non ci sono stati annunci del tipo “da domani una pistola ad ogni agente”. E soprattutto la sfilata del 17 maggio è stata uguale all’anno scorso: nessuna transenna tra il pubblico e il palazzo reale, nessuna lontananza tra i bambini e la finestra del re. Io, che l’anno scorso mi ero stupita di quanto potessi stare a un tiro di schioppo da principe, re e regina (facendo un paragone, per esempio, con i cancelli appuntiti di Buckingham Palace di Londra dove le finestre del palazzo le vedi solo se hai un cannocchiale), ero curiosa di vedere se quest’anno avessero preso precauzioni contro eventuali attentati. Se avessero tenuto un po’ di distanza, se avessero provveduto a mettere qualche agente armato in più. Macchè. Il primo ministro norvegese, daltronde, il giorno successivo alla tragedia di Utøya l’aveva detto chiaro che alla violenza avrebbero risposto con più democrazia. Mica con più pistole.

E noi? Invece di essere felici perchè viviamo in un paese democratico, perchè quel 2 giugno 1946 abbiamo scelto di avere una Costituzione invece che uno statuto concesso, scegliamo questo giorno per manifestare. E invece di vedere bambini con le bandiere al vento avremo le televisioni unificate sulla sfilata dell’esercito. Anche se costerà un occhio della testa e anche se in altre parti del paese ci sono persone dentro le tende che hanno perso tutto. Ma avranno ancora i loro corpi armati. Viste le circostanze tragiche degli eventi sismici, sarebbe stata un’occasione per un atto di eroismo, per farci sentire davvero, tutti insieme, un popolo che si stringe attorno alle proprie vittime invece che stare a glorificare i battaglioni. E invece.

Famiglia reale norvegese

17 maggio, Oslo

17 maggio, Oslo

17 maggio, Oslo

17 maggio, Oslo

17 maggio, Oslo

Fiori per il 17 maggio, Oslo

vetrina addobbata per 17 maggio, Oslo

vetrina addobbata per il 17 maggio, Oslo

Cuore per le vittime di Utøya e Oslo: c’è scritto “greatest of all is love”

6 Risposte to “Feste della Repubblica a confronto”

  1. theselbmann maggio 31, 2012 a 10:29 #

    grazie! veramente grazie🙂 io ho partecipato ad una celebrazione del 4 luglio neli stati uniti, ed anche lì è ben diverso che da noi…
    bella testimonianza la tua!

  2. Matteo Balena giugno 1, 2012 a 10:04 #

    una meraviglia, tutta un’altra cosa! qualche volta mi ci porti con te?😉

  3. brasjazz giugno 2, 2012 a 21:15 #

    Ciao Carlotta,
    voglio precisare che non ho letto tutto il tuo post, ma quanto basta per dire qualcosa :
    da ieri 1 giugno fino al 3 giugno, a Ostia c’è il “famoso” AirShow …
    Ossia, se esci in barca devi rientrare prime delle 11 o dopo le 20,
    mi è già successo nel 2003, ma era un solo giorno di settembre, dalle 15 alle 18,
    avvisati in mare aperto dalla Guardia Costiera.
    Ovviamente queste notizie non sono diffusissime, le sai solo se le sai,
    e per me, che vivo il mare di “Roma”, sono informazioni importanti.
    Pochissimi avvisi, stamani al rimessaggio troviamo il cartello con gli orari :
    la fascia comprende/va Tor Vajanica fino al Porto di Roma.
    Dunque, a parte il nostro disappunto ( parti per uscire in barca, ti prepari, etc ),
    tutto questo riguarda “Frecce tricolore”, paracadutisti, acrobazie aeree, e altro.
    Ossia soldi e spettacolo, in concomitanza con la parata terrestre in centro,
    improvvisamente virata in molto parca, più ristretta e paradossalmente più solidale,
    ossia, solo un’ora, meno impiego di uomini, meno “sprechi”, etc etc.

    Ma mi chiedo, questa cazzata dell’AirShow chi lo ha finanziato ?
    E mica costa poco nè …

    Vabbè, se il caso, ne riparleremo.

    Grazie, sempre, per i tuoi puntuali interventi
    PS : amo la Norvegia, immagina poi da pescatore 🙂
    Ciao, Enzo

    • Carlotta Balena giugno 3, 2012 a 15:22 #

      Ciao Enzo, purtroppo non è mai facile capire chi finanzia le cose, pensa che il Codacons ha fatto un esposto per capire quanto è costato il 2 giugno, perchè non si sa quanto sono state le spese! E comunque, anche se in versione “parca”, io alla parata militare preferirò sempre un bambino che sventola la bandiera. Ciao, a presto!

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