Silvia Venturini Fendi: la Baguette fu un atto di disobbedienza

4 Giu

Silvia Venturini Fendi

Quando senti parlare Silvia Venturini Fendi, e la senti ripercorrere le tappe della sua vita e della sua carriera la prima cosa che pensi è che vorresti che fosse la tua migliore amica. Prima di tutto perchè è una persona alla mano, che invece di intimidire ti spiazza con la sua semplicità, e a dispetto di tutto il glamour che fa parte del suo mondo lei si presenta al seminario di Moda Sapienza con tacchi bassi, camicia maschile e capelli cortissimi (“i capelli me li taglio da sola, adoro tagliare i capelli, anzi se volete…” ci dice alla fine quando una ragazza le fa i complimenti per il nuovo taglio). Silvia Venturini Fendi ti dà una sensazione di “cose vere”, quando parla degli accessori che crea ti viene in mente automaticamente il profumo della pelle, e quando dice “la moda non è legata solo al consumo, è cultura” tutta la sua passione e la sua esperienza la tocchi con mano.

Silvia Venturini Fendi ha chiuso il ciclo di seminari organizzati dalla Sapienza e, incalzata dalle domande di Sofia Gnoli, ha ripercorso la sua carriera, raccontando sia del suo ruolo di designer per la maison che porta il suo nome sia del suo incarico come presidente di Altaroma. Comincia parlando del destino segnato (“la moda era nel biberon e io ero sempre in mezzo all’atelier, sentivo che qualcosa stava avvenendo”), incanta la platea raccontando della collaborazione con colui che per lei è solo “Karl” ma che per il resto del mondo è Karl Lagerfeld: “Karl comincia con noi nel 1965 – afferma Fendi – segnando la più duratura collaborazione tra una casa di moda e il suo creatore. All’epoca ha scardinato alcuni ‘diktat’ che c’erano sulla pelliccia, che era considerata uno status symbol, era costosissima e doveva durare. Karl l’ha resa un capo alla portata quasi di tutti: ha tolto tutti gli strati di fodera, l’ha resa leggera e molto più portabile”. Prosegue a parlare di Lagerfeld perchè l’attenzione della platea si è fatta alta, l’argomento accende la curiosità degli studenti che le chiedono un parere sullo stilista, all’apparenza così superbo: “Karl è un genio – dice semplicemente – ed è molto simpatico; certo, ha un grande temperamento, devi stargli simpatico altrimenti è dura. Mi ha insegnato a guardare sempre avanti e mai indietro: lui fa solo cose che non ha mai visto. Non farà mai una retrospettiva, non farà mai niente che abbia già fatto; guai a proporgli di rifare un abito della scorsa collezione solo perchè ha venduto bene”.

Finalmente entra nel vivo, e parla di ciò di cui tutti vogliono sentir parlare: gli accessori che disegna, le borse che crea e che diventano it-bag. Cominciando a parlare della prima it-bag della storia, quella a cui in giugno verrà anche dedicato un libro che sarà una specie di archivio di carta: la Baguette. “Questa borsa – dice Fendi – è stata la prima ad avere un nome proprio, perché prima le borse ricevevano il nome del personaggio che le indossava. La Baguette, poi, è nata da una disubbidienza: mi chiesero di fare una borsa minimal, perché eravamo negli anni novanta, quindi pieno minimalismo, ma io feci la Baguette che è l’esatto opposto: una borsa giocosa, unica perché ogni versione è diversa dalla precedente”. A Gnoli, che le fa notare che la Baguette ha il nome di un pane, Fendi ribatte che “infatti si vende come il pane” ancora oggi. “Nel ’97 – continua Fendi – non eravamo pronti a tutto quel successo e non ce la facevamo a consegnare tutte le borse che ci richiedevano anche perché erano tutte fatte a mano. C’era come una febbre, un desiderio, un’ossessione, ricordo queste lunghe liste d’attesa e le persone che chiamavano implorando di esser messe a un posto più alto nella lista. La Baguette resterà nella storia di Fendi”.

A questo punto tutti pendono dalle sue labbra ma Fendi comincia a parlare di un’altra borsa, un altro suo grande successo: la Peekaboo. “Il nome significa ‘nascondino’ perché l’interno è quasi più importante dell’esterno. È una borsa che rappresenta un lusso sussurrato, il logo è piccolissimo, il valore è tutto nella lavorazione e nei materiali. Con questa borsa ho effettuato un ritorno alla pelle, ho utilizzato pelli pregiatissime, fodere interne morbide, di velluto o pelliccia, in modo che quando metti la mano nella borsa puoi sentire la bellezza di un lusso solo tuo”.

Silvia Venturini Fendi

Silvia Venturini Fendi

Silvia Venturini Fendi

Da sinistra: Silvia Venturini Fendi, Alessandro Saggioro, Adriano Franchi, Fabiana Giacomotti

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