Calcio, mammoni e italians nel metrò di Oslo

24 Giu

Pubblicità sulla metro di Oslo

Nella metro di Oslo, alzo gli occhi e vedo una pubblicità di una società che fa prestiti agevolati per comprare la casa. Leggo “Massimo bor hos mamma” che significa “Massimo abita presso sua madre”. Allungo lo sguardo, c’è un’altra pubblicità della stessa azienda: “Gianluca bor hos mamma”.

“Massimo è un nome italiano” osserva Luciana.

“Gianluca anche di più” rispondo io.

“Massimo e Gianluca. Che pubblicità triste. E i nomi italiani non possono essere un caso”.

“No. Soprattutto se dietro la mamma di Massimo ci sono riconoscibilissimi poster con calciatori della Juve e tanto di scudetto. Il fatto che abbiano scelto proprio la Juve è eloquente”.

“Pensa se avessero messo il Milan”.

“Già. Non hanno infierito. Insomma è così che ci vedono: quarantenni, attaccati alla gonna della mamma e con l’idolo d’oro dei calciatori. Ma d’altronde come biasimarli. Che ne sanno questi norvegesi, che a sedici anni se ne vanno via di casa perché facendo il cassiere part time  riescono a pagarsi affitto e tutto il resto. Che ne sanno questi, che hanno dodici studentati sparsi in un’area grossa quanto il mio quartiere a Roma, che hanno i finanziamenti per studiare all’Università e gli asili nido dentro i campus, che fanno i figli a 24 anni e scaldano loro il latte nella mensa universitaria. A questi se racconti che vivi ancora con i tuoi perché, anche se lavori, una casa a Roma non te la riesci a pagare, mica ci credono. Se poi gli dici che lavori, sì, ma gratuitamente, perché noi-abbiamo-una-cosa-chiamata-stage che ti serve a fare esperienza e quindi lo fai anche se non vedi il becco di un quattrino o rimborso spese o buono pasto, questi si mettono a ridere e pensano che stai raccontando una barzelletta da buon italiano. Questi qua il mercato-del-lavoro-flessibile ce l’hanno davvero, mica come noi, e se a trent’anni non hai i soldi per vivere da solo e stai ancora con la mamma significa che proprio manchi di voglia di vivere. Per questo non potevano utilizzare testimonial norvegesi. Sarebbe stato troppo offensivo. Hanno usato gli italiani. Perché, si sa, noi siamo attaccati alla famiglia, e da noi l’essere mammone quasi non è nemmeno un’offesa. Toccami tutto ma non la mamma. Mi pare che ci abbiano fatto anche un reality…”

“Non me lo dire, non voglio saperlo. Comunque sono solo stereotipi utilizzati dalla pubblicità. Anche noi li usiamo per gli altri paesi”

“Ma quale, intendi la pubblicità delle gomme da masticare che fanno i denti bianchi come quelli dei finlandesi?”

“E sì, dai, nemmeno quella è tanto carina. Pensa a quei poveri finlandesi, ne escono stupidi, come fossero una specie di orso invece che esseri umani”

“Beh, meglio essere una specie rara con i denti super bianchi che un mammone quarantenne abbracciato a sua madre. Per di più juventino”.

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2 Risposte to “Calcio, mammoni e italians nel metrò di Oslo”

  1. Michele Castorina ottobre 16, 2012 a 00:16 #

    Non e` una novita` l`essere mammoni in Italia…siamo fatti cosi, non c`e` dubbio. La colpa pero` e` anche delle madri che non vogliono lasciare andar via il figlio maschio. Che societa` patetica che progettiamo!!

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  1. KAIROS NEWS - giugno 25, 2012

    […] 24GIU […]

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