Giornalisti senza Twitter, giornalisti a metà

27 Dic
Twitter for journalism

Twitter for journalism

Continuo a leggere sui giornali editoriali, fogliettoni, boxini, amache di giornalisti che ironicamente, bonariamente, ma anche scioccamente si difendono dall’avanzata del nemico: l’uccellino blu. I tweet di Benedetto XVI prima, e di Mario Monti ieri, sono tornati a solleticare alcuni cronisti che si sono sentiti chiamare a dare un giudizio. Ebbene io credo che non è un giudizio su Twitter che gli si richiede.

Twitter non è un fenomeno da approvare o meno, sul quale essere “d’accordo” oppure no. Twitter ha cambiato l’informazione ed è un fatto da testimoniare, non è una opinione da sposare. I fenomeni si analizzano, non si giudicano, soprattutto se si è giornalisti. Vorrei poi umilmente pregare tutti quei giornalisti, che sono i primi ad ammettere che “io Twitter non lo uso e non lo conosco”, di astenersi dallo scrivere di cose che non conoscono.  

Twitter non è un mezzo contro il quale si deve condurre una crociata da luddisti impazziti. Piuttosto è un mezzo col quale occorre che i giornalisti prendano confidenza perché esserne fuori, per chi questo mestiere vuol continuare a farlo, è semplicemente controproducente. Twitter, ormai, non è un’opzione, è una evoluzione, e come tale la si deve interpretare. E basta. Non è un attentato al buon giornalismo o al mestiere, se siete ottimi giornalisti il mondo avrà ancora bisogno di voi nonostante Twitter: dormite pure sonni tranquilli.

Ricordo che al Festival del Giornalismo di Perugia lo scorso anno c’era Vittorio Zucconi che ammetteva che era arrivato a una specie di “punto di non ritorno” sull’imparare nuove cose in tema di digitale. Diceva, Zucconi, di “esser stato il primo ad aprire il blog, a portare gli articoli online, ad aprire Facebook”, e che imparare un’altra cosa, un altro mezzo, Twitter, no, non ce la poteva fare. Aveva un’età. Lo posso capire. Ma fare dei propri “Buongiorno” e delle proprie “Amache” campo per battaglie contro mulini cinguettanti, con tutto il rispetto, lo trovo un po’ fuori dal tempo e dal mondo. Sarebbe come dire “per i miei articoli la macchina da scrivere va benissimo mentre il computer no. Anche se non l’ho mai acceso”.

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