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Ex carcere di Perugia. La prigione rinasce farfalla

27 Nov
Ex carcere di piazza Partigiani, Perugia

Ex carcere di piazza Partigiani, Perugia

Ho realizzato questo reportage nell’ex carcere di piazza Partigiani, a Perugia, una struttura che sta per tornare a nuova vita. Alcuni dei fondi dedicati alla ripresa di opere ferme, messi a disposizione dal decreto “sblocca Italia”, saranno infatti riservati alla riapertura di questo luogo abbandonato, a pochi passi dal centro storico del capoluogo umbro.

Perugia ha partecipato alla corsa per diventare “capitale europea della cultura 2019”, titolo che poi è andato a Matera. Uno dei progetti a supporto della sua candidatura è stata proprio la riqualificazione dell’ex carcere. C’è stato un concorso universitario per decidere cosa, questa prigione, dovesse diventare. L’ha vinto l’ateneo di Camerino, con un progetto che cancellerà sbarre e celle e le trasformerà in una fabbrica di cultura. Questi spazi, segnati dal peso delle esistenze che da qui sono passate, saranno luoghi dove nasceranno idee e start up. 

Qui un servizio video che ho realizzato con Laura Aguzzi per la Sgrtv, durante una speciale apertura al pubblico dell’ex carcere, trasformato per qualche ora in un luogo di teatro. 

clicca sulle immagini per ingrandire

 

 

Giornalisti senza Twitter, giornalisti a metà

27 Dic
Twitter for journalism

Twitter for journalism

Continuo a leggere sui giornali editoriali, fogliettoni, boxini, amache di giornalisti che ironicamente, bonariamente, ma anche scioccamente si difendono dall’avanzata del nemico: l’uccellino blu. I tweet di Benedetto XVI prima, e di Mario Monti ieri, sono tornati a solleticare alcuni cronisti che si sono sentiti chiamare a dare un giudizio. Ebbene io credo che non è un giudizio su Twitter che gli si richiede.

Twitter non è un fenomeno da approvare o meno, sul quale essere “d’accordo” oppure no. Twitter ha cambiato l’informazione ed è un fatto da testimoniare, non è una opinione da sposare. I fenomeni si analizzano, non si giudicano, soprattutto se si è giornalisti. Vorrei poi umilmente pregare tutti quei giornalisti, che sono i primi ad ammettere che “io Twitter non lo uso e non lo conosco”, di astenersi dallo scrivere di cose che non conoscono.  

Twitter non è un mezzo contro il quale si deve condurre una crociata da luddisti impazziti. Piuttosto è un mezzo col quale occorre che i giornalisti prendano confidenza perché esserne fuori, per chi questo mestiere vuol continuare a farlo, è semplicemente controproducente. Twitter, ormai, non è un’opzione, è una evoluzione, e come tale la si deve interpretare. E basta. Non è un attentato al buon giornalismo o al mestiere, se siete ottimi giornalisti il mondo avrà ancora bisogno di voi nonostante Twitter: dormite pure sonni tranquilli.

Ricordo che al Festival del Giornalismo di Perugia lo scorso anno c’era Vittorio Zucconi che ammetteva che era arrivato a una specie di “punto di non ritorno” sull’imparare nuove cose in tema di digitale. Diceva, Zucconi, di “esser stato il primo ad aprire il blog, a portare gli articoli online, ad aprire Facebook”, e che imparare un’altra cosa, un altro mezzo, Twitter, no, non ce la poteva fare. Aveva un’età. Lo posso capire. Ma fare dei propri “Buongiorno” e delle proprie “Amache” campo per battaglie contro mulini cinguettanti, con tutto il rispetto, lo trovo un po’ fuori dal tempo e dal mondo. Sarebbe come dire “per i miei articoli la macchina da scrivere va benissimo mentre il computer no. Anche se non l’ho mai acceso”.

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